Terremoto

I forti terremoti del passato

Negli ultimi mille anni circa 3.000 terremoti hanno provocato danni più o meno gravi e alcuni di essi hanno avuto effetti distruttivi. I terremoti avvenuti in Italia dall’anno 1000 al 2006 sono raccolti nel Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani.

Sei preparato?

Cosa succede a un edificio?
Una scossa sismica provoca oscillazioni, più o meno forti, che scuotono in vario modo gli edifici. Le oscillazioni più dannose sono quelle orizzontali. Gli edifici più antichi e quelli non progettati per resistere al terremoto possono non sopportare tali oscillazioni, e dunque rappresentare un pericolo per le persone. È il crollo delle case che uccide, non il terremoto. Oggi, tutti i nuovi edifici devono essere costruiti rispettando le normative sismiche.

Cosa fare Prima:

Con il consiglio di un tecnico
A volte basta rinforzare i muri portanti o migliorare i collegamenti fra pareti e solai: per fare la scelta giusta, fatti consigliare da un tecnico esperto.

Da solo, fin da subito:
-allontana mobili pesanti da letti o divani
– fissa alle pareti scaffali, librerie e altri mobili alti; appendi quadri e specchi con ganci chiusi, che impediscano loro di staccarsi dalla parete
– metti gli oggetti pesanti sui ripiani bassi delle scaffalature; su quelli alti, puoi fissare gli oggetti con del nastro biadesivo
– in cucina, utilizza un fermo per l’apertura degli sportelli dei mobili dove sono contenuti piatti e bicchieri, in modo che non si aprano durante la scossa
– impara dove sono e come si chiudono i rubinetti di gas, acqua e l’interruttore generale della luce
– tieni in casa una cassetta di pronto soccorso, una torcia elettrica, una radio a pile, e assicurati che ognuno sappia dove sono
– informati se esiste e cosa prevede il Piano di emergenza comunale del tuo Comune: se non c’è, pretendi che sia predisposto, così da sapere come comportarti in caso di emergenza
– elimina tutte le situazioni che, in caso di terremoto, possono rappresentare un pericolo per te o i tuoi familiari
– impara quali sono i comportamenti corretti durante e dopo un terremoto e, in particolare, individua i punti sicuri dell’abitazione dove ripararti durante la scossa.

Durante e dopo un terremoto:

Durante un terremoto
Se sei in un luogo chiuso
Mettiti nel vano di una porta inserita in un muro portante (quello più spesso), vicino a una parete portante o sotto una trave, oppure riparati sotto un letto o un tavolo resistente.
Al centro della stanza potresti essere colpito dalla caduta di oggetti, pezzi di intonaco, controsoffitti, mobili ecc. Non precipitarti fuori, ma attendi la fine della scossa.

Se sei in un luogo aperto
Allontanati da edifici, alberi, lampioni, linee elettriche: potresti essere colpito da vasi, tegole e altri materiali che cadono.
Fai attenzione alle altre possibili conseguenze del terremoto: crollo di ponti, frane, perdite di gas ecc.

Dopo un terremoto
Assicurati dello stato di salute delle persone attorno a te e, se necessario, presta i primi soccorsi.
Prima di uscire chiudi gas, acqua e luce e indossa le scarpe.
Uscendo, evita l’ascensore e fai attenzione alle scale, che potrebbero essere danneggiate.
Una volta fuori, mantieni un atteggiamento prudente.

Se sei in una zona a rischio maremoto, allontanati dalla spiaggia e raggiungi un posto elevato.
Limita, per quanto possibile, l’uso del telefono.
Limita l’uso dell’auto per evitare di intralciare il passaggio dei mezzi di soccorso.
Raggiungi le aree di attesa previste dal Piano di emergenza comunale.

Puoi scaricare questi e altri opuscoli utili in pdf direttamente dalla sezione Download

SCHEDA_TERREMOTO_2018_WEB

Link utili:

Io Non Rischio

www.protezionecivile.gov.it

Campagna IO NON RISCHIO 2015

Il sistema più efficace per difendersi da un rischio è conoscerlo. Questo tipo di conoscenza, per essere realmente utile, di solito comporta un livello di approfondimento che difficilmente può essere comunicato con un semplice spot radiofonico o televisivo.

L’ideale, per un cittadino, sarebbe poter parlare con qualcuno capace di raccontargli tutto quello che occorre sapere sul terremoto, sul maremoto o su qualsiasi altro rischio, magari incontrandolo direttamente nella sua città, in piazza, un sabato o una domenica mattina. Ed è qui che si è accesa la lampadina: i volontari di protezione civile!

Le associazioni di volontariato di protezione civile sono presenti in tutta Italia. I volontari vivono e operano sul proprio territorio, lo conoscono e a loro volta sono conosciuti dalle istituzioni locali e dai cittadini. Chi meglio di loro per fare informazione sui rischi che su quel territorio insistono?

Da questi presupposti è nata l’idea originaria di Io non rischio. Formare i volontari di protezione civile sulla conoscenza e la comunicazione del rischio per poi farli andare in piazza, nella loro città, a incontrare i cittadini e informarli. Un’idea concepita e proposta da Anpas e subito sposata dal Dipartimento della Protezione Civile, dall’Ingv e da ReLuis, e poi progressivamente allargata ad altre associazioni di protezione civile. Perché se è vero che le idee camminano con le gambe delle persone, per un’idea come questa di gambe ce ne vogliono davvero tante.

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Comunicato stampa Io non rischio: campagna nazionale per le buone pratiche di protezione civile:

Un cittadino informato è indubbiamente un cittadino più esigente nei confronti delle istituzioni e la consapevolezza dei rischi, acquisita anche grazie a questa campagna, spingerà a chiedere che le amministrazioni locali realizzino piani di emergenza adeguati al territorio in cui vive”, sottolinea il Capo del Dipartimento della Protezione Civile, Fabrizio Curcio.

www.protezionecivile.gov.it

Questa campagna è stata richiesta quasi per gioco un paio di anni fa visto la nostra storia da Alluvionati e l’anno scorso con una telefonata che subito sembrava quasi uno scherzo siamo stati sorteggiati per una verifica del territorio. Dopo di che dopo altri mesi di silenzio siamo stati ricontatati da stavolta i nostri Formatori che ci hanno fatto fare tutte le pratiche corsi e altro per far parte di IONONRISCHIO che ricordo è una manifestazione della Protezione Civile Nazionale e quindi possiamo dire che abbiamo fatto conoscere la città di Varazze anche a Roma. In queste due giornate avremo molte cose da spiegarvi e farvi vedere e grazie alla partecipazione del Sindaco e tecnici del comune potrete chiedere a loro direttamente quelle cose che vorreste sapere sulla vostra abitazione terreno o altro se si trova in zona esondabile cosa si può fare ecc…… Che dire cercate di fare un passo dal nostro stand opportunamente allestito a sentire cosa vi diciamo e chiedere cosa dovete fare. x più info date uno sguardo a WWW.IONONRISCHIO.IT

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Varazze 1915-2015. Un secolo dopo: quasi un’altra alluvione

L’articolo che state per leggere è stato pubblicato su ponentevarazzino.com e scritto da Lorenzo Ravano

Varazze 1915-2015. Un secolo dopo: quasi un’altra alluvione

Varazze dopo un secolo. Grazie alle immagini conservate nell’archivio di Varagine.it è possibile rendersi conto come a distanza di un secolo Varazze è stata nuovamente coinvolta in una delle sue periodiche alluvioni. Per circa dieci giorni dal 9 al 17 novembre 2014, questo pericolo è stato reso attuale con il ripetersi di forti e persistenti perturbazioni che hanno causato precipitazioni anche di 205 mm in 24h.

Tra un secolo e l’altro è maturato il concetto di resilienza. Resilienza: in ecologia e biologia la resilienza è la capacità di un materiale di autoripararsi dopo un danno o di una comunità (o sistema ecologico) di ritornare al suo stato iniziale dopo essere stata sottoposta a una perturbazione che l’ha allontanata da quello stato. (Wikipedia 2014). Questo termine ha anche una notevole valenza in tecnologia dei materiali, ma questo è un altro discorso.

A Varazze, dopo l’alluvione del 2010, non è solo maturato un concetto, ha aderito al gruppo delle comunità resilienti e ogni azione sul sistema di protezione civile della città è inserito nel concetto di resilienza.

Questo concetto, e la strategia conseguente, parte dal principio che non è possibile evitare una perturbazione e le sue conseguenze sul territorio. E’ possibile però cercare di abituarsi al fatto che queste si verifichino e compiere alcune azioni per fare in modo che l’impatto sulla popolazione sia il più lieve possibile con il preciso intento di evitare innanzitutto danni alle persone.

In quest’ottica bisogna considerare il Piano di Protezione Civile Comunale: l’emanazione delle allerte meteo e le decisioni prese in conseguenza; le operazioni di pulizia del Teiro e dei suoi affluenti; l’emissione di sms per l’avviso di imminente precipitazione; l’immediato insediamento del Centro Operativo Comunale in caso di necessità; i turni H24 della Polizia Locale; gli avvisi sui pannelli in città; la chiusura delle scuole e delle attività a rischio.

Per parte sua l’Associazione Volontari di Protezione Civile ‘A. Fazio’ provvede a gestire il contatto in tempo reale con i profili Facebook e Twitter che raggiungono tutti coloro che con un computer, smartphone o tablet seguono l’evolversi degli eventi da Internet.

L’Associazione ha eseguito operazioni di svuotamento di locali allagati, consegnato generi di prima necessità a una famiglia isolata, monitorato lo stato delle strade e gestito alcuni tratti di viabilità chiusa per frana e, in Comune, raccolto e gestito segnalazioni di danno o emergenza.

In tutto, tanto per dare qualche dato, sono state operate circa 600 ore e circa 1650 chilometri. Sono state impiegate fino a venti persone fra i vari turni e gran parte dei mezzi a disposizione.

I singoli non hanno possibilità di risolvere nessuna situazione, nemmeno quando si prendono in considerazione le singole associazioni. E’ per questo che superare alcune barriere mentali, chiedere aiuto e collaborare porta a risultati migliori e in tempi più rapidi. I volontari di protezione civile hanno trovato ristoro e conforto nella sede della Croce Rossa Italiana di Varazze  i cui volontari hanno preparato pranzo e cena aperto a tutti i soccorritori e di cui dobbiamo ringraziare.

Perché i volontari di protezione civile dovrebbero essere in un numero maggiore? Perché queste emergenze si verificano con una certa frequenza e impegnano alcune persone anche H24 sul territorio del Comune di Varazze e più in generale in Liguria. Perché più si è e più si ha voglia di imparare, di formarsi e di lavorare in gruppo più si ha la possibilità di aiutare le persone in difficoltà e di occuparsi dei danni alle cose e al territorio. Perché una comunità resiliente trova il modo di “dare e darsi una mano” organizzandosi, formandosi, assicurandosi. Da queste pagine chiediamo alle persone che hanno voglia di spendere parte del proprio  tempo libero dando una mano, che siano disposte ad imparare come si fa e che siano propensi a lavorare in gruppo, di dare la propria disponibilità scrivendo tramite il sito www.protezionecivilevarazze.it oppure con l’uso del profilo Facebook.

Ricordiamo che durante le allerte 2 il numero unico a cui segnalare le emergenze è quello della Polizia Locale di Varazze H24: 01997088.

Le persone da sole non hanno alcuna possibilità di operare un’azione efficace di soccorso e ripristino, ma solo in gruppo e organizzati si riesce ad ottenere qualche risultato. (Lorenzo Ravano)

Anti Incendio Boschivo A.I.B.

L’Anti Incendio Boschivo

Uno dei compiti principali che il nostro gruppo svolge è la difesa dei boschi dagli incendi. I Volontari lavorano in stretto contatto con il Corpo Forestale delo Stato e i Vigili del Fuoco sia per le attività di prevenzione sia per quelle di spegnimento.

Basta pensare che nel solo periodo dal 1 Gennaio al 27 Settembre del 2009 gli incendi in liguria sono stati 379 con 1.263 ettari di bosco bruciati per comprendere l’importanza del lavoro svolto.

Ricorda sempre

  • Rispetta sempre i segnali e le ordinanze del sindaco ;
  • non accendere fuochi fuori dalle aree attrezzate quando si fanno gite fuori città: è pericoloso e
    vietato;
  • non gettare mozziconi di sigaretta o fiammiferi ancora accesi nelle aree verdi, o quando
    si viaggia in auto o in treno;
  • gettare i rifiuti negli appositi contenitori: se abbandonati, infatti, i rifiuti possono prendere fuoco;
  • non parcheggiare le automobili in zone ricoperte da erba secca: il calore della marmitta potrebbe incendiarle;
  • Se accendi un fuoco, nei posti consentiti, controlla, prima di allontanarti, che sia completamente spento.

In caso di principio di incendio o di incendio attivo:
non bloccare le strade fermandosi a guardare le fiamme. L’incendio non è uno spettacolo e tale comportamento
potrebbe intralciare l’arrivo dei mezzi di soccorso e le operazioni di spegnimento.

Un aiuto importante può arrivare anche dal comune cittadino, a tale scopo il Corpo Forestale delo Stato ha redatto un piccolo decalogo:

“La Regione Liguria risulta tra quelle più all’avanguardia nella prevenzione e nella lotta agli incendi boschivi con risultati che hanno portato ad un sistema di prevenzione e di riposta di assoluta eccellenza”. Lo ha scritto il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, in una lettera ufficiale indirizza alla Regione Liguria e all’assessore regionale alla Protezione civile, Giancarlo Cassini per la gestione e per i positivi risultati ottenuti in termini di riduzione del fenomeno degli incendi boschivi.

Bertolaso nella sua lettera sottolinea “la buona ed efficiente organizzazione operativa, che pone la Liguria tra le regioni quelle maggiormente all’avanguardia nella lotta attiva agli incendi boschivi, con risultati che hanno determinato la drastica riduzione nel numero degli incendi e delle superfici percorse dal fuoco”.

“Credo che questo significativo riconoscimento di Bertolaso alla nostra Regione – ha sottolineato l’assessore Cassini – sia innanzitutto da dedicare a tutti i componenti del sistema regionale dell’antincendio boschivo. Per questo voglio ringraziare di cuore il Corpo Forestale dello Stato, il Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco e tutti i volontari di antincendio boschivo e Protezione Civile per la loro passione civile, e per il loro costante impegno e dedizione volta alla difesa del nostro territorio e dell’incolumità di tutti i liguri”.

Negli ultimi cinque anni gli incendi boschivi in Liguria si sono ridotti del 50% rispetto ai precedenti periodi di programmazione. Infatti nel quinquennio 2002/2006 si sono registrati, come medie annue, 475 incendi per una superficie di 3.564 ettari, contro una media annua del periodo 1987/2001 di 847 incendi e 7.416 ettari all’anno di superficie percorsa dal fuoco. Se si confrontano i dati medi del periodo 2002/2006 con l’anno 2007 si evidenziano risultati ancora più positivi. Nel 2007 in Liguria si sono avuti 384 incendi, contro la media annua del quinquennio precedente di 475 incendi per una superficie percorsa dal fuoco di 3.013 ettari contro una media annua del quinquennio precedente di 3.564 ettari. Inoltre da primo gennaio di quest’anno sono stati registrati 128 incendi per 644 ettari di superficie percorsa, dato al momento molto al di sotto delle medie registrate negli anni passati.

Inoltre in Liguria il 92% degli incendi boschivi registrati nel periodo 1987/2007, pari a 14.529 eventi, è stato spento entro i 15 ettari di superficie percorsa e di questi il 58%, pari a 9.245 eventi, è stato spento entro l’ettaro di superficie percorsa.

Articolo tratto da www.ivg.it

Consigli utili

  • Se avvisti un incendio chiama il 112, il numero unico dell’emergenza. Quando chiami il 112:

– mantieni la calma e parla con chiarezza; – indica con precisione la località, il Comune e la Provincia in cui ricade l’area che sta bruciando; – riferisci se sono presenti persone già impegnate nello spegnimento; – non riagganciare fino a che l’operatore non abbia recepito il messaggio. Se possibile fornisci ulteriori informazioni, come: – entità del fumo: fumo leggero, colonna decisa di fumo, più fumi, fumi poco visibili, colore del fumo; – presenza di abitazioni civili, di tralicci ad alta tensione, di strade e ferrovie; – strade utilizzabili da mezzi di soccorso e dai mezzi meccanici; – tipo di vegetazione e bosco: incolti, pascoli, pinete, querceti, macchia mediterranea, ecc. Ricorda che ogni segnalazione al 112 attiva l’intervento delle strutture preposte e impegna personale, mezzi e risorse che vengono sottratti ad altri incendi, per cui ti raccomandiamo di ricorrere al 112 solo in caso di reale necessità e in modo conforme alle sue finalità istitutive. top⇑

  • Se il bosco brucia:- segnala l’incendio al 112; – tenta di spegnere il fuoco solo se si tratta di un principio di incendio e se hai una via di fuga, tenendo le spalle al vento e battendo le fiamme con un ramo verde fino a soffocarle; – non sostare in luoghi sovrastanti l’incendio o in aree verso le quali soffia il vento; – non attraversare la strada invasa dal fumo o dalle fiamme; – non parcheggiare lungo le strade di accesso al luogo dell’incendio per non ostacolare il passaggio dei mezzi di soccorso; – se il traffico è fermo non metterti in coda e cerca di tornare indietro; – indica alle squadre antincendio le strade e i sentieri che conosci; – metti a disposizione riserve d’acqua ed eventuali attrezzature. top ⇑
  • Se sei circondato dal fuoco:- cerca una via di fuga sicura (una strada o un corso d’acqua); – attraversa il fronte del fuoco dove è meno intenso e passa dalla parte già bruciata; – stenditi a terra dove non c’è vegetazione incendiabile, cospargiti di acqua o copriti di terra; – cerca di difenderti dal fumo respirando con un panno bagnato sulla bocca; – se ti trovi sulla spiaggia immergiti in acqua e non tentare di recuperare i tuoi affetti personali (auto, moto, tende o bagagli); – se ti trovi in casa, segnala la tua presenza e non uscire se non sei certo che la via di fuga sia aperta. Sigilla porte e finestre con carta adesiva e panni bagnati; – se ti trovi in automobile non abbandonarla, chiudi i finestrini e il sistema di ventilazione e segnala la tua presenza con il clacson e con i fari. top ⇑

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